Il 15 dicembre c’è stata la cerimonia di premiazione dei Fabrique du Cinéma Awards, giunti con successo alla terza edizione. Fra i vincitori c’è anche Baburka Production, che ha prodotto “Freddo dentro” di Valerio Burli, premiato come miglior cortometraggio italiano dalla prestigiosa giuria presieduta dall’attore Willem Dafoe.

“Freddo dentro” è la prima opera di finzione di Valerio Burli, giovane regista diplomato in Reportage Cinematografico al Centro Sperimentale di Cinematografia, che ha alle spalle già alcuni importanti lavori (spot documentari, videoclip) e persino un backstage per Nicolas Winding Refn. La matrice del reportage e dell’attenzione verso la realtà è visibile anche nel corto prodotto da Baburka. Il freddo è, infatti, quello che tutti noi abbiamo dentro, l’indifferenza brutale che ci fa immergere nella nostra routine quotidiana senza mai avere il coraggio o la volontà di guardare chi è rimasto indietro, chi è caduto a terra, o in acqua. Esattamente come accaduto a Pateh Sabally, ventiduenne del Gambia, suicidatosi lo scorso gennaio a Venezia, davanti agli sguardi indifferenti dei passeggeri di un vaporetto passato a pochi metri dal ragazzo.

È lo stesso regista a dichiarare che “l’ispirazione è giunta in seguito al suicidio di Pateh Sabally, il giovane migrante che si è gettato nel Canal grande di Venezia senza che nessuno intervenisse per salvarlo”. Il cortometraggio è dedicato, infatti, proprio a Pateh, sfortunato emblema dell’indifferenza alla quale troppo spesso cediamo, rendendoci ogni giorno sempre meno umani. È la forza dell’abitudine che ci condanna, che ci permette di girare la testa dall’altra parte quando un ragazzo si getta, disperato, fra le acque della laguna veneziana. Ed è quello che capita tutti i giorni alla protagonista di “Freddo dentro”, una donna delle pulizie di un hotel. Un ruolo arricchito dalla presenza di Elisabetta de Vito, capace di raccontare ogni emozione allo spettatore con la sola forza degli occhi o di una smorfia sulle labbra. La routine della donna sfiora soltanto quella degli ospiti dell’hotel, che appartengono a un altro mondo, e per i quali è poco più che una funzione, a stento degna di uno sguardo. Si dà la mancia e si prosegue dritti per la propria strada. Ma che succede se nel giro mattutino di pulizia delle camere c’è qualcosa di più di un piatto sporco o di un preservativo che si incastra nell’aspirapolvere? Fino a che punto può arrivare l’indifferenza di questa società? La risposta vira sul grottesco e, con un brillante tocco di black humour, costringe lo spettatore a guardarsi allo specchio, a riconoscere la verità: il freddo è dentro di noi. Eppure basterebbe poco per sciogliere il ghiaccio emotivo, anche solo il calore di un abbraccio a uno sconosciuto, uno sguardo d’intesa ed empatia. Lo spiazzante – ed efficace – tono grottesco, racconta Burli, “nasce per permettere alla storia di determinare una reazione nello spettatore”, e in questo senso funziona benissimo, proprio perché “il corto dovrebbe suonare come grido di allarme, come monito” verso chi cede alla tentazione della comoda e a volte disumana abitudine.

Baburka ha curato anche il trucco e gli effetti visivi che mostrano una tempesta di ghiaccio al di fuori dell’hotel, dove si muovono i personaggi del corto. Sceneggiato da Valerio Burli insieme ad Alessia Bonfini, “Freddo dentro” si avvale, come già scritto, della preziosa presenza di Elisabetta de Vito, recentemente candidata al David di Donatello per la sua splendida interpretazione in “Non essere cattivo” del compianto Claudio Caligari.

 

Domenico del Mastro