Ci sono volte che una situazione inaspettata porta ad un’altrettanta inaspettata sorpesa. Così è successo che ieri, invitati dall’amico e collaboratore Amir Issaa, abbiamo avuto la fortuna di assistere alla prima privata di “Brutti e Cattivi“, dell’esordiente Cosimo Gomez, presso la Casa del Cinema di Roma.

Ci è sembrato doveroso stendere subito un articolo  a supporto per questo piccolo film per diverse ragioni. La prima è che si tratta di un film di genere, scelta verso cui noi alla Baburka abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo; e che genere! Quando siamo usciti dalla sala il pensiero comune è stato: finalmente un pulp italiano! E non un pulp all’italiana, proprio un pulp in classico stile Tarantiniano, con chiare reference anche alle opere di Guy Ritchie; un film che non si fa condizionare  dai tentativi di addolcimento classico del nostro cinema quando assume forme estere (se non forse nel finale, che però non spoileriamo) e che non ha paura di essere politicamente scorretto. E mi collego qui per la seconda ragione di interesse, Brutti e Cattivi parla di disabili, mostrandoli nel loro lato peggiore, e in questo modo riesce a fare un discorso di eguaglianza sociale intelligente e non scontato, “in negativo” ma, proprio per questo, innovativo e pungente come tanti prodotti sul tema, gestiti in maniera classicamente più pietista, non riusciranno mai a fare.

Il film in sé, nonostante qualche scelta narrativa leggermente scollata, si fa forte di una fotografia finalmente internazionale (viene in mente Lo chiamavano Jeeg Robot), di attori a dir poco straordinari; Claudio Santamaria, Marco D’amore e Claudia Serraiocco su tutti, un ottimo utilizzo di effetti speciali sia fisici che digitali , una colonna sonora ben studiata e una girandola di personaggi secondari e figurazioni capaci di colorare lo sfondo della vicenda narrata in modo divertentissimo e molto umano.

L’ultima parola la vorremmo spendere sull’Iter produttivo del progetto. Come affermato dagli autori e produttori della pellicola, il film, scritto nel 2012 (anno in cui vinse anche un premio Solinas), ha iniziato la sua produzione nel 2015 e solo oggi, nel 17, vedrà la luce. E non si tratta solo della solita questione economica, che da sola potrebbe testimoniare la tenacia di autori e produzione nei confronti di un progetto nato dal basso, ma il fatto che la strada sia stata così lunga e sicuramente difficile è stata causta dalla volontà  di non piegarsi a richieste né di mercato nédistributive, gli autori non hanno voluto cambiare un virgola della sceneggiatura, non si sono adttati alle richieste che avrebbero portato, probabilmente, una produzione più veloce, ma anche e sicuramente, avrebbero snaturato il progetto nel suo profondo.

Per cui i complimenti sono dovuti, per il film in sé che è divertente e godibilissimo, per la capcità di parlare di un tema spinoso in modo nuovo e non convenzionale e per aver avuto il coraggio di perseguire il proprio obiettivo anche  a costo di un iter produttivo più duro e lento. Un vero esempio per tutti gli autori e le piccole e medie produzioni.

Che dire? Speriamo di vedere presto altri film come questo, il nostro paese, e la nostra industria cinematogrfica, ne hanno davvero bisogno.

Dal 19 ottobre al cinema.. da non perdere!

Pietro Tamaro