(Il seguente articolo del nostro blog vuole essere un report associato a delle considerazioni personali, a seguito del primo incontro de “Il cartello degli indipendenti”)

Il giorno 18 marzo nella ex sala consiliare di Via della Marranella, si è tenuto il primo incontro del Cartello degli indipendenti. Un esperimento promosso dalla Baburka Production per creare un network operativo fra relatà attive del settore cinematografico.

Tra gli oltre 70 partecipanti all’incontro, si sono presentate al potenziale gruppo di lavoro 25 realtà tra società, cooperative, gruppi informali e singoli.

Cristina Festa ci ha fornito una breve panoramica sulla situazione attuale delle produzioni che operano micro e lowbudget come spunto per il dibattito che si è tenuto al seguito della carrellata di presentazioni. Questa analisi dopo l’incontro è stata implementata ed è la base della riflessione successiva.

Iniziamo  dalla definizione della nostra area d’azione: cinema indipendente. Nell’immaginario comune si intende, solitamente, cinema fatto da produzioni che operano con basso budget, reperito principlamente da privati, spesso prodotte senza fondi pubblici; ma è necessario ai fini di un quadro completo prendere in considerazione anche tutte le autoproduzioni finanziate dai realizzatori stessi e/o da qualche sponsor, spesso in maniera del tutto informale.  Questo genre di cinema è da considerarsi operativo su più livelli, spesso determinati dal diverso tipo di budget a cui le realtà produttive hanno accesso. Allo stesso tempo, ogni produzione si muove tra questi diversi livelli a seconda dei progetti in atto.

Inoltre fare società in sé comporta dei costi molto alti per chi opera con micro e low budget, anche solo per l’esistenza societaria stessa, e anche questo porta ad interrogarci sulla reale necessitá di duplicazione degli enti. Infatti si potrebbe pensare di usufruire di societá cappello, che potrebbero farsi promotrici di progetti altrui con particolari condizioni di coinvolgimento attivo degli ideatori stessi,  facendoli uscire dalla unica posizione di ideatori attraverso un’ educazione alla coscienza produttiva, e trasformandoli quindi in produttori operativi. 

Percorso che tra l’altro la maggior parte di chi opera nel nostro ambito ha già intrapreso, ossia quello di diventare produttore dei propri progetti per necessità, ma che deve essere potenziato ed affinato per poter aumentare le probabilità che i progetti vedano la luce, e per imparare ad analizzare a monte la propria potenziale utenza finale e quindi le reali possibilità che possono essere promesse a noi stessi e agli investitori. 

L’accesso ai finanziamenti pubblici sono un’altro tema caldo, nonostante questa sia una delle principali fonti di sostentamento delle produzioni cinematografiche italiane, molte società che operano nel settore micro e lowbudget hanno a monte una barriera d’accesso: il capitale sociale e la liquidità. Alcune società nel corso degli anni riescono comunque a raggiungere i requisiti per accedere ai finanziamenti statali, incontrando poi, però, un’altra serie di problematiche correlate all’accesso al credito bancario e alle tempistiche dell’erogazione dei fondi.

Un cane che si morde la coda considerando che le nostre produzioni operano con budget bassissimi.

Queste problematiche portano perciò alla necessità di interrogarsi accuratamente sulla via da perseguire per i diversi progetti, dovendo spesso accantonare a priori la possibilità del finanziamento pubblico ai fini della sostenibilità del progetto complessivo.

Anche la composizione delle compagini presenti è spunto di riflessione: la maggioranza delle realtá partecipanti erano composte da registi, sceneggiatori e direttori della fotografia, pochissime avevano all’interno un elemento terzo che non coincidesse con le proprie persone e che si occupasse di produzione o reperimento e gestione fondi. Necessità questa annoverata fra i punti a cui il cartello collettivamente vorrebbe sopperire. 

È importante da tenere in considerazione che la forza che un creatore può mettere nella presentazione di un proprio progetto è una delle chiavi di successo, ma solo se associata a tutta una serie di competenze tecniche produttive, competenze che permetteranno in un futuro di poter comprendere e supervisionare la scelta di un eventuale elemento esterno che prenda in carica i propri progetti.

Di seguito riportiamo un breve quadro delle debolezze e mancanze comuni riscontrate:

BANDISTICA E ACCESSO AL CREDITO

– requisiti formali (a livello legale o di capitale)

– competenze specializzate in compilazione ed applicazione progetti

– limitate risorse economiche con conseguente limitazione all’accesso al credito nonostante la vincita di bandi di finanziamento

FIGURE BUROCRATICHO/AMMINISTRATIVE

– produzione/ organizzazione

– educazione alla gestione di nuovi strumenti di reperimento fondi (es. Crowdfunding)

– formazione specializzata in ambito amministrativo/burocratico

– educazione alla promozione e alla vendita dei prodotti finiti

MARKETING, PUBBLICITA’, VENDITA

– personale interno con competenze di genere ( grafica, gestione web etc.)

– adeguate capacità di presentazione della propria azienda (marketing, pianificazione d’immagine e vendita dei propri servizi)

– personale dedicato al commerciale

– sistema di distribuzione dei prodotti finiti ( festival, sale, web)

Dopo questo breve sunto di punti da implementare è doveroso elencare i nostri punti di forza:

– giovani professionisti con età media sotto i 40

– capacitá di ottimizzazione dei costi

– diversificazione delle competenze in una singola persona

– diversificazione dei servizi offerti

– dimestichezza con nuove tecnologie e trend

–  maggiore libertà d’espressione nella redazione dei progetti

–  visione lungimirante

– energia operativa per la costruzione di un sistema cinema indipendente sostenibile

Arriviamo cosí ad abbozzare i primi potenziali punti che il cartello permetterebbe di raffiorzare nelle nostre realtá :

NETWORKING

– potenziamento condiviso di competenze in ambiti su cui altri membri della rete hanno già comprovata esperienza (es. amministrativo, pubblicitario, gestionale etc)

– connessione con possibili nuovi partner aziendali e collaboratori tecnico/artistici

SCAMBI

– di competenze (scambio di competenze attraverso seminari)

– di servizi (a prezzi agevolati o possibili compartecipazioni)

– di attrezzatura (possibilità di noleggi a prezzi agevolati e di creare pacchetti di materile collettivi)

VENDITA DI SERVIZI E PRODOTTI

– completezza della propria offerta produttiva attraverso la creazione di partenariati su reparti di cui si è sprovvisti internamente

– creazione di una rete distributiva indipendente a più livelli (festival, cinema, web)

– ampiamenti del raggio d’azione promozionale collettivo

In conclusione ad oggi una rete attiva è fondamentale per far fronte unito e trovare soluzioni condivise, per rendere le nostre produzioni autonome più forti e generare un modello sostenibile di crescita artistica, professionale ed economica per chi fa il nostro mestiere, spingendo i nostri clienti e lo stato a comprendre che il lavoro in ambito artistico e culturale ha un mercato, ed è necessario per questo alimentarlo ed educare il nostro pubblico partendo dal basso. Essendo ben coscienti dello scarso interesse che il paese in cui operiamo ha per le nostre problematiche e per ciò che produciamo, deve essere seriamente considerata l’importanza di creare delle solide connessioni con privati e realtà estere del nostro genere, per imparare da loro e per aprirsi delle porte verso il mercato estero, concependolo come potenziale punto di approdo delle nostre produzioni, per poi tornare in casa, più forti. È inoltre fondamentale lavorare sull’aggregazione, fidelizzazione e crescita di un pubblico attento all’arte e alla cultura, coinvolgendolo grazie al potenziale promozionale collettivo che possiamo ottenere unendo le forze comunicative di tutte le nostre realtà.

Il primo passo è stato mosso e la strada é tutta in salita, operativamente ad oggi siamo partiti da una categorizzazione delle realtà che si sono presentate per creare una lista di libera consultazione, chi ha partecipato all’incontro come uditore è stato inserito nella mailing list dedicata del cartello. Prima iniziativa che proporremo come Baburka al gruppo di lavoro, per capire chi realmente è intenzionato a investire il proprio tempo e competenze nel progetto, è quella di un evento collettivo all’interno del quale si possano organizzare dei seminari brevi e workshop, in cui proporre scambio di competenze, momenti di socializzazione e proiezioni, per testare il potenziale collettivo.

Sicuramente si presenteranno, come già sta accadendo, nuove adesioni al progetto, ma per andare verso una realizzazione concreta degli obiettivi sopra descritti è necessario lavorare per step calibrando le energie di tutti gli attori attivi.