È passato quasi un mese da quando lo storico cinema romano Avorio, ha festeggiato la riapertura con una serata inaugurale che non poteva non prevedere la proiezione de “La grande bellezza”. Un film dedicato a Roma, capitale del cinema italiano degli anni d’oro, oggi costretta a confrontarsi – come tutte le altre città – con la difficoltà nel trovare nuovi spazi per la cultura cinematografica.

Ogni anno aumenta il numero di sale che cede il posto a Bingo, supermercati, negozi. Stesso destino che accomuna altri luoghi di fruizione e produzione culturale come biblioteche, librerie, teatri. Una triste e inesorabile tendenza che lascia via libera a impoverimento culturale, sottraendo spazi sociali e cinematografici in maniera spietata. È proprio per questo che la riapertura dell’Avorio fa notizia, trasformandosi in una splendida eccezione.

Chiuso dal 2009, è stato riaperto per un periodo di prova di tre mesi, durante i quali la ricca programmazione ha messo in cantiere eventi speciali, proiezioni, incontri, reading, performances, live che hanno ridato al quartiere del Pigneto un nuovo polo cinematografico che sembrava ormai perduto. Da ex cinema a luci rosse, l’Avorio si è tramutato in un luogo di incrocio culturale, dove la visione del film è solo una piccola parte dell’esperienza. Responsabile del nuovo corso è il produttore indipendente Umberto Massa (Kubla Kahn), che ha finalmente dato nuova vita alla sala abbandonata da anni nel cuore di un quartiere che in poco tempo ha vissuto una gentrificazione a tratti incontrollata. Ma lo spazio per l’offerta culturale non è mai abbastanza e in una manciata di settimane, l’Avorio ha già raccolto consensi e spettatori. Grazie a una programmazione che unisce rassegne dedicate ai cult degli scorsi decenni (da “Taxi Driver” a “Requiem for a Dream”), proiezioni speciali con cena e drink annessi, eventi speciali come i Fabrique du Cinéma Awards, finora il progetto è riuscito ad avere un importante seguito. L’idea di riavvicinare gli spettatori all’esperienza cinematografica totale, fatta di socialità, visione, esperienza, contatto – il tutto a un prezzo contenuto –  sembra essere vincente. Un mese forse è poco per tirare le somme, ma sicuramente non per notare che la voglia di cinema non va assolutamente di pari passo con la scomparsa delle sale, come dimostra l’entusiasmo con il quale vengono accolti gli eventi che il Cinema Avorio propone al pubblico.

La speranza di invertire il trend che ha visto allontanare gli spettatori dai cinema è viva più che mai, così come l’urgenza di riportare al centro la necessità di spazi sociali che si propongano di favorire lo scambio culturale, l’attività artistica collettiva, la promozione di tendenze emergenti che spesso non hanno una voce per farsi sentire.

 

Domenico del Mastro