Il seguente articolo è scaturito dallo sviluppo di una serie di punti di riflessione a seguito del workshop nazionale “Tax credit, cinema e non solo?” organizzato da Legacoop il 24 febbraio a Forlì, e in previsione dell’incontrto organizzato dalla Baburka Production per sabato 18 marzo: “Il Cartello degli Indipendenti”.

Nel panorama del cinema indipendente il networking è senza dubbio una delle chiavi del successo. Ma come e con chi? Le opportunità di confrontarsi e dibattere con realtá simili alle nostre non sono molte, e per questo è fondamentale prendere il massimo dalle occasoni che si presentano.

La Baburka Production è una Società Cooperativa che porta avanti come mission aziendale un’idea di produzione cinematografica condivisa e partecipata. Questo ci porta a riflettere sul concetto di cinema indipendente e sul nuovo ruolo delle produzioni cinemtografiche e delle diverse tipologie di compagini produttive in questo ambito.
Angelo Curti della Cooperativa Teatri Uniti, uno dei relatori dell’evento, ha definito il genere di cinema a cui ci approcciamo come autonomo, più che indipendente, e ci piace abbracciare questa definizione.
Crediamo sia importante porsi delle domande sul nostro ruolo nell’industria cinematografica: siamo indipendenti, ma da chi? Per necessità o per scelta? Come possono, le nuove frontiere della globalizzazione che la rete ci offre, permettere la nostra emancipazione, dal copyright alla distribuzione?

Per chi opera micro e low budgt, uno dei primi problemi è senza dubbio la costituzione legale, aprire o non aprire una partita Iva da libero professionista? Fondare una società, una cooperativa? Con chi? Fare azienda è una necessità, ma la cultura e l’arte purtroppo non sono considrati business particolarmente fruttiferi nel paese in cui viviamo. Ma una volta andati oltri e deciso che lo sato sarà il tuo socio al 50%, cominci a cercare di capire come crescere e come entrare in rapporto con esso, tramite bandistica, finanziamenti, Unione Europea, regione… per poi capire che si è troppo piccoli per potersi raffrontare con questo tipo di realtà da soli, ma i consulenti costano, e le tasse vanno pagate.. Sopravvivere o vivere? Come fare a trovare qundi un posto adatto a noi in questo grande calderone? Il privato è la nostra soluzione?

La giornata organizzata dalla Lega delle Cooperative ci ha permesso di entrare in contatto con cooperative produttive da tutta Italia, ed ovviamente ci ha mostrato a priori la predisposizione dei partecipanti veso il concetto di cooperazione e l’importanza di una gestione aziendale partecipativa. Sentire raccontare esperienze di cooperative con molti anni di esistenza alle spalle ci ha fatto riflettere su diversi punti e non ci ha fatto sentire soli, capendo la comunione dei problemi di chi decide di lavorare nel mondo della cultura.

Il ruolo del produttore indipendente, o autonomo a questo punto, porta a una necessaria rivisitazione delle classiche figure produttive. I progetti realizzati dalle realtà del nostro genere sono frutto di mastodontiche fatiche che mettono in gioco tutti coloro che ne prendono parte non solo nel proprio reparto, ma a 360 gradi nella realizzazione e per il successo di un’opera d’arte collettiva quale è un progetto cinematografico.

Siamo in una fase di definizine di nuovi modelli di produzione audiovisiva e della cultura, in cui sono ancora tante le possibilità inesplorate e senz’altro diverse e molto sfaccettate le figure che devono entrare in gioco per il successo di un progetto.
Alcuni dati riportati durante l’incontro parlano chiaro sull’importanza del cinema indipendente nel futuro del cinema. Ricordiamo che negli anni 60 l’Italia era tra i produttori principali dell’industria cinematografica mondiale con oltre 250 titoli l’anno e che nell’ultimo decennio si sono invce raggiunti i minimi storici con circa 80 titoli prodotti all’anno. Una nuova crescita produttiva è avvenuta negli ultimi tre, quattro anni raggiungendo quasi i 200 titoli l’anno. Questo aumento produttivo è ovviamente in buona parte dovuto alle nuove tecnologie che hanno reso più accessibile l’industria cinematografica decentralizzando la produzione. Ma la nota ancora più importante è che oltre la metá di questi progetti filmici sono prodotti con un budget inferiore ai 200.000€ e più della metà di questi ultimi con un budget inferiore ai 60.000€.

Questo ci porta a una immediata riflessione sulla nuova legge cinema, che non tiene conto di queste nuove realtà produttive e del fatto che non possano e non vogliano competere con i colossi già esistenti, appartenendo ad una realtà lavorativa completamente diversa, ed a cui è assurdo pensare di applicare le stesse normative di tassazione, quelle normative che portano le piccole aziende a vivere in una condizione costante di trovarsi fra incudine e martello e a lottare per la sopravvivenza per pagare le tasse ad uno stato che non considera la diversità di quest nuovo firmamento produttivo e delle sue potenzialità.

Non entrerò in dettagli sulla nuova legge cinema di cui tutti attendiamo i decreti attuativi e su cui senz’altro a tempo debito scriveremo un articolo.

La moderatrice dell’evento Anna Ceprano, vicepresidente di Culturmedia (realtà interna di Legacoop che intende valorizzare all’insieme delle esperienze cooperative che operano nel settore della cultura, turismo e comunicazione), sviluppa un’interessante riflessione sul Cinema indipendente come veicolo di inclusività, multicultura e rapporto con il territorio descrivendo il linguaggio cinema come creatore di ponti, e quindi, aggiungeremmo, veicolo per tutte quelle tematiche che non necessariamente sono fonte di incassi a molti zeri. Ed è per questo che non se ne dovrebbe parlare? Non dovremmo studiare e valorizzare le realtà più inesplorate? E soprattutto portarle ad essere fonte di interesse tanto da generare profitto investendo sull’educazione del futuro pubblico? Ma se, come ci suggerisce Anna, la cultura è un’ energia rinnovabile che cresce e si alimenta con l’esperienza e il lavoro, se non troviamo delle vie alternative il processo si bloccherà non avremo una nuova generazione di creativi.

Tutto questo ci porta a conclude l’urgenza nel fare rete con realtà che condividono con noi lo stesso pensiero.
Oserei definire molti di noi produttori per necessità, io personalemte che sono truccatrice e che mi occupo di makeup ed effetti speciali, mi rendo conto quanto sia importante per la mia evoluzione lavorativa avere anche un ruolo attivo di produttore. Del resto non possiamo aspettare che il lavoro ci caschi tra le braccia, quindi è necessario rimboccarci le maniche. Nel mio settore la comprovata esperienza di network, ad oggi al suo terzo anno di vita, del’associazione di settore Effectus sta dando degli incredibili risultati, sia a livello di connessione e conoscenza fra i tecnici di settore sia a livello di scambio artistico e lavorativo.
Ci siamo quindi detti: dobbiamo provare ad estendere questo modus operandi al sistema madre, la produzione. Cosí abbiamo organizzato “Il Cartello degli Indipendenti” fiduciosi in uno scambio peer to peer con le più variegate realtà produttive e artistiche attive nel mondo dello spettacolo, partendo intanto da Roma.