Dipingere il corpo umano ha da sempre una valenza rituale in tutti i popoli primitivi, dall’Australia alle Americhe, dall’Africa al nord Europa. Il corpo diviene il mezzo attraverso cui gli dei si materializzano sulla terra, e i loro simboli riprodotti sulla pelle degli uomini assicuravano alle comunità la loro benevolenza in ambito religioso, bellico e sessuale. Dipingere il proprio corpo per divenire “altro” è quindi un bisogno atavico dell’uomo.

Dal 1998 c’è un luogo in cui, ogni anno, questa antica tecnica, spogliata del suo valore religioso e trasformata una personalissima forma espressiva, diviene il luogo più colorato al mondo in cui arte musica danza e tecnica si fondono: è Portschach,in Austria, nella regione della Carinthia. Una località turistica affacciata sul lago che accoglie  il World Bodypainting Festival.

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Per il contest dell’anno 2014 il tema proposto era la Pop art: argomento vasto e colorotato che include tutto un movimento artistico sociale e culturale nato dagli anni 50 in Gran Bretagna e diffusosi poi negli Stati Uniti dalla fine del decennio. In opposizione all’eccessivo intellettualismo diviene insieme omaggio e critica alla cultura di massa dei consumi. L’attenzione degli artisti si rivolge a tutto ciò che è consumistico e prodotto in serie.

Come per l’anno precedente lo stesso tema viene sviluppato sia per la sezione UV che bodypainting.

Per l’esibizione UV Giulia punta sulla re-intepretazione di un oggetto cult della cultura di quegli anni: il pin-ball ( meglio conosciuto in Italia come flipper), con i sui suoni e luci spichedeliche. La modella ( Naya Manson) comincia la sua esibizione dall’interno di una grande sfera strasparente per poi sbattere  vorticosamente su due pilastri che a loro volta si animano dando vita ad una delirante coreografia luminosa. Sul corpo della modella ritroviamo, il filo conduttore scelto da Giulia: simboli e  suoni onomatopeici dei fumetti.

Il progetto per ls semifinale di body paintig è  uno sguardo alla contemporaneità e al passato recente attraverso la lente commerciale della pop art mantenendo lo stile colorato e irriverente del movimento. Che Guevara e la mela Apple come icone accostate di opposte filosofie economiche, sono solo quadretti decorativi di un iconica figura femminile, languidamente somigliante a Biancaneve, visitatrice inaspettata e inadatta del Guggenheim Museum. Sulla schiena un omaggio allo stile di Warrol ritrae, come fosse un cantante pop, il presidente  Obama.

Copricapo della modella, Elisa Ciprianetti, una scultorea ed esplosiva acconciatura platinata:Boom! Esplosine del caos contemporaneo.

Dal consumismo materiale degli anni sessanta al consumismo virtule del 2000: gli organizzatori scelgono come tema per la finale A.I, l’intelligenza artificiale.

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Qui, Giulia si ispira a Siry, la personificazione vocale dell’i-phone.

Una creatura bicromatica in bianco e nero, quasi un angelo robotico con ali da drone pronte al decollo;intagliate in polistirene con ventole interne che si muovono realmente attivando una serie di led che rendono più preziosa la struttura. Sul ventre si trova una piccola protesi di un bambino, che durante la performance la creatura si accorgerà di possedere e che proteggerà, dimostrando di essere creata per la preservazione e la cura degli uomini.Dalla testa si dipartono circuiti e cavi elettronici; ma la sorpresa e il dettaglio più affascinante e insieme inquietante di quest’opera si trova nella parte posteriore: in basso, sulla schiena,  appare la colonna vertebrale, che svela come la creatura sia in realtà per meta’ unama e per metà robot, un ibrido perfetto. Forse.

Per tutti i progetti la musica è stata mixata dal team dei remote Frequencies di Federico Schietroba.

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