Oggi vorremmo porre l’attenzione sulla particolare situazione in cui versa il cinema indipendente (inclusi cortometraggi, documentari, video arte etc.). Un po’ perché facciamo anche noi parte di questo mondo, un po’ perché negli ultimi tempi se ne parla spesso, anche a sproposito e generalmente perché fa”figo” dire di supportare (o conoscere) l’indipendente. Il fatto che con la rivoluzione digitale le porte della produzione di contenuti video con ottimi standard di immagine si siano spalancate per migliaia di aspiranti filmaker è un fatto di per sé positivo. Internet,  grazie alla rivoluzione di Youtube, ha inoltre dato l’occasione a tutti di poter mostrare al mondo la propria opera (a volte addirittura artistica), ma al contempo non è riuscito nel creare una separazione tra contenuti, lasciando tutto nello stesso grosso pentolone. La stessa quantità di prodotti che emergono da questo sottobosco di videomaker e piccole case di produzione risulta essere di per sé una vera e propria “livella”, che appiattisce e accomuna prodotti fatti e pensati con un cellulare in mano con piccoli e grandi esperimenti artistici, o ancora, coraggiosi reportage documentaristici con video di gente che viene presa a cornate da un toro.

Ed ecco che il piccolo indipendente si ritrova ad affrontare una situazione simile a quella in cui versa il cosiddetto “cinema istituzionale”, ovvero la mancanza di una distribuzione capace di valorizzare la qualità e, allo stesso tempo, capitalizzare i prodotti più commerciali (che hanno un’importante funzione: commerciale, appunto). Una situazione che tutti gli addetti ai lavori conoscono bene e che ha (e sta tuttora)  bloccando il cinema italiano da più di vent’anni.

Questo momento storico ricorda un po’ il periodo in cui la comparsa della TV via cavo e satellitare ha fatto sperare cineasti e autori in un nuovo canale per le proprie idee, che unisse la possibilità di creare in economia e di raggiungere fette di pubblico maggiori con meno sforzo (non dovendoli più “trascinare” al cinema). La monopolizzazione delle reti ha tuttavia perpetuato il modello produttivo esistente piuttosto che crearne uno alternativo, e il livello di accessibilità (da parte dei giovani autori) non è cambiato affatto.

Siamo dunque destinati a non vedere la fine di questo empasse che premia i prodotti di sicuro successo (dal Medico in Famiglia all’Uomo Colpito da una Pallonata all’Inguine) nascondendo tra le sue pieghe prodotti pregevoli, condannadoli all’anonimato?

O c’è una possibilità reale di cambiare profondamente il sistema distributivo, dando così  una vera possibilità ai tanti giovani (e meno) autori emergenti?

Secondo noi c’è. E passa per la rete, si tratta delle TV online (avete presente Netflix?), capaci sia di distribuire che di pèrodurre; primi esempi delle quali si stanno già iniziando a scorgere anche nel nostro paese.  Esperimenti come la prossima a venire “Cubik” (http://www.cubik.tv/index.php?language=IT) intendono offrire una programmazione di alta qualità eal contempo dare la possibilità a nuove idee di vedere la luce.

Molti si chiederanno come sia possibile rivoluzionare la distribuzione in questo modo, ma vi chiediamo di fare due semplici conti: immaginate che la produzione di un film indipendente arrivi a spendere 100.000€ per un film, con un sistema distributivo online gratuito (come punta ad essere Cubik) che riuscisse a ripagare il produttore anche solo con 1€ per ogni visualizzazione, non credete che l’obiettivo di coprire i costi sia più che raggiungibile? E, data la comprovovata disaffezione delle nuove generazioni nei confronti dei media tradizionali in favore del web, immaginare un futuro in cui la maggior parte dei prodotti video, anche cinematografici, vengono consumati su piattaforme come Cubik è a dir poco realistica.

In fondo basterebbe questo: una distribuzione attenta ai contenuti, che ripaghi gli autori/produttori il giusto e che premi l’impegno e la qualità.

Potrebbe davvero essere una rivoluzione, speriamo di poterla vivere assieme a voi.