All’interno della rassegna “Isola del Cinema 2016” si sono succeduti, per tutta l’estate, una serie di incontri con i professionisti del settore cinematografico organizzati dalla scenografa Cristiana Possenti (vicepresidente A.S.C. “Associazione Scenografi e Costumisti”). L’ultimo, dal titolo “I mestieri del Cinema – il Costumista”, si è tenuto sabato 3 settembre, con la presentazione del libro “Fare Costumi” (ed. Dino Audino), delle costumiste Elisabetta Antico e Paola Romoli Venturi. Oltre alle autrici del libro, sono intervenuti anche il costumista Roberto Chiocchi (“1992”) e Mara Masiero, per l’elaborazione tessuti, raccontando il mestiere del costumista, con un occhio a tutto il reparto costumi, attraverso aneddoti, tavole preparatorie e foto di backstage di vari set, da “Ben Hur”, diretto da Timur Bekmambetov in uscita il 29 settembre in Italia, a “1993”, serie tv séguito di “1992”, al momento in fase di riprese, passando per “Il mestiere delle armi” e “Cantando dietro i paraventi”, entrambi diretti da Ermanno Olmi. Speriamo che anche nelle edizioni successive dell’ ”Isola del Cinema” si dia seguito a questi interessanti incontri sui mestieri del cinema, improntati sull’aspetto pratico del lavoro delle varie professionalità del settore cinematografico, troppo spesso, in altri ambiti, banalizzati con parole da favoletta sulla “magia del cinema”.

All’incontro è seguita la festa per il decennale della fondazione della Fidac (Federazione Italiana Delle Associazioni Cineaudiovisive) che comprende 15 associazioni di categoria del settore cinematografico, tra cui l’A.S.C., l’A.I.T.S. (Associazione Italiana Tecnici del Suono) e molte altre. Nell’ambito della festa, il Presidente della Fidac Roberto Perpignani, montatore di fama internazionale (“Ultimo tango a Parigi”, “Il postino”), ha posto l’accento su un tema caro a tutte le professionalità del settore: le certificazioni professionali.

La Regione Lazio ha stilato, con la collaborazione delle varie associazioni di categoria, una lista di 19 Profili Professionali del settore cinema e audiovisivo, ma a tutt’oggi non esiste una certificazione professionale riconosciuta, una sorta quindi, di Albo Professionale di categoria. Da qualche mese l’Italia è obbligata a recepire una legge Europea riguardante questa certificazione, per individuare i requisiti minimi per ogni categoria professionale, sia per quanto concerne il percorso di studi sia in base all’esperienza professionale pregressa. Questo per evitare, come spesso accade, che individui assolutamente impreparati possano improvvisarsi truccatori, costumisti, registi e quant’altro, con il risultato che il prodotto finale stesso ne risente sensibilmente, perché ovviamente se un reparto è carente ne va a discapito di tutto il prodotto, e questo ad ogni livello, dal colossal alla web serie.

Questo sicuramente è uno dei motivi chiave della decadenza del cinema italiano degli ultimi due decenni, unitamente all’esiguità dei budget e alla volontà da parte dei produttori di andare sul sicuro e mettere in gioco sempre e solo le stesse idee, quelle che sicuramente incasseranno (alias i cinepanettoni), tranne rare eccezioni. Per questo è estremamente importante che siano gli stessi professionisti, rappresentati dalle proprie Associazioni di categoria, a decidere i requisiti minimi per le certificazioni professionali. Perché questa dovrà essere la base per una, non dico rinascita, ma almeno una scossa dalle fondamenta al cinema italiano, dove troppo spesso agiscono “professionisti improvvisati” in nome di raccomandazioni e parentele varie.

Come consueto, attendiamo le vostre opinioni: secondo voi quindi dare delle regolamentazioni al “mestiere del cinema” può in qualche modo aiutarlo a definirsi, oppure dargli delle linee guida potrebbe rischiare di limitarne la creatività?

Attendiamo vostre.

Valentina Vocale