Buongiorno amici della Baburka.

Oggi vorremmo parlare di un paio di prodotti commerciali di grande successo. Direte, perché parlare di prodotti dallo scarso valore artistico invece di fare una bella recensione di un film d’essai o un articolo su qualche grande regista scomparso? Semplice, non ci piace fare distinzioni tra cinema di alto e basso livello (al limite tra buono e cattivo cinema) e, come in questo caso, vorremmo approfondire discorsi già affrontati.

Già, perché oggi parliamo di “Stranger Things“, “Star Trek Beyond” e il discorso attorno ad essi, anzi la ragione stessa per cui sono nello stesso articolo, cioè il tema di un nostro precedente pezzo che trattava il tema dei reboot, spin off etc. (“Dove sono finite le idee”)

Nell’articolo si parlava del “metodo” per fare un remake o un reboot, il quale doveva partire dalla (necessaria) presenza di un’idea originale che allo stesso tempo fosse fedele al prodotto originario, il tutto unito all’attualizzazione dei personaggi e dei temi, così da dimostrare l’immortalità di quella storia.

I due casi presi in esame oggi offrono due modelli a nostro parere virtuosi per ri-proporre temi/personaggi/storie già viste e straviste ma, al contempo, godibili per il pubblico odierno e di complessiva buona qualità. Nonostante non si possa di certo gridare né al capolavoro né tanto meno all’opera d’arte, sono entrambi prodotti che sono stati capaci di sfruttare il materiale originale da cui sono tratti per aggiungere quel giusto pizzico di contemporaneità da renderli godibili e capaci di trasmettere quelle due o tre idee positive che già ammantavano i prodotti da cui sono tratti.

Partiamo da Stranger Things, non voglio spoilerare niente a nessuno, perché vale davvero la pena di vederla questa serie dal sapore anni 80 prodotta Netflix (e qui sarebbe da aprire una larga parentesi su come i prodotti Netflix stiano cambiando il panorama dei prodotti per la tv, ma sarà per un prossimo articolo). Vi basti sapere, se non l’avete ancora vista, che la serie prende spunto da alcuni tra i più famosi e amati film degli anni 80, come i “Goonies”, “E.T.”, “Poltergeist”, riuscendo ad infilare nei suoi otto episodi da un’ora anche inquadrature e sequenze tratte da “Indiana Jones”, “Alien”, “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” e addirittura “Shining”. Insomma, la serie gioca con reference talmente famose e riconoscibili da diventare una specie di caccia al tesoro, per gli spettatori più esperti, e al contempo mantenere un complessivo look “familiare” che la rende gradevole a tutti. I concetti chiave, ovvero l’amicizia e l’accettazione del diverso, sono quindi liberi di essere trattati in maniera diretta senza risultare banali o superficiali. In un certo senso assomiglia (politica e parolacce escluse) ad un lungo episodio di South Park, in cui le citazioni sono usate sempre al momento giusto per far arrivare i concetti in maniera diretta e mai banale. Ed è qui la forza vera del prodotto, eh già, perché infatti il tutto è straordinariamente semplice sia nei concetti che nella forma (scopiazzata appunto), ma essendo scopiazzata da situazioni e prodotti cari alla nostra memoria infantile o quantomeno giovanile, la familiarità e il senso di sicurezza che generano in noi ci permette di godercelo senza giudicarlo in maniera eccessivamente severa, in questo modo il messaggio non solo non viene respinto in quanto “stravisto” ma viene accettato e goduto proprio perché “stravisto”.

Lo stesso (o quasi) si può dire di Star Trek Beyond, filmone che grida la firma di J. J. Abrahams anche se non diretto dal piccolo genietto ideatore di “Lost”, che ha senza dubbio capito una cosa fondamentale: quando devi fare un sequel di un prodotto amato da milioni di persone (vedi anche l’ultimo Star Wars), l’unica cosa che puoi fare è essere il più vicino all’originale possibile. Se infatti il nuovo Star Wars è praticamente la copia carbone del primo film del 1977, forse in modo addirittura eccessivo tanto da aver fatto storcere il naso ai critici più agguerriti, la “nuova” saga di Star Trek si è limitata alla scopiazzatura ma, allo stesso tempo, ha fatto un passo in più nella direzione della “riproposizione palese” dei punti di forza dell’originale. Tutta la nuova saga ha infatti inizio (e ragion d’esistere) quando Spock torna indietro nel tempo e modifica la linea temporale, permettendo a Kirk e compagnia di vivere una nuova vita in una nuova linea temporale. In questo modo si ha la possibilità di far rivivere i personaggi originali senza dovergli far fare le stesse identiche cose che hanno già fatto nei film precedenti, lasciando liberi gli autori di pescare dal passato quello che vogliono (tipo Khan), lasciare nel passato quello che non vogliono (mi piace pensare che non riproporranno la storia delle balene) e aggiungere quello che le nuove generazioni potrebbero voler vedere sullo schermo (Spock innamorato… no, quella non è piaciuta a nessuno).

Il punto veramente positivo di quest’operazione, che per molti motivi potrebbe essere considerata semplicemente “furba”, è che i messaggi fondamentali della saga Star Trek, anche in questo caso l’amicizia e l’accettazione del diverso, riescono ad arrivare in modo piacevole e non forzoso attraverso schemi già ben collaudati (il rapporto Kirk-equipaggio, il rapporto Spock-resto del mondo), riuscendo a raggiungere le nuove generazioni con lo stesso candore per cui le vecchie hanno amato i film e la serie originale.

Insomma, in un mondo in cui le Tartarughe Ninja sono diventati dei mostri che non sono né Teenager né tantomeno Ninja (non so se avete visto quegli orribili film targati Micheal Bay, se così non fosse risparmiateveli), in cui il Cacciatore diventa il protagonista di Biancaneve che invece scompare, in cui i Ghostbusters diventano donne per un semplice calcolo di mercato (non che sia sessista, è solo che di ghostbusters proprio non dovevano farne più, già il secondo faceva schifo), fa piacere che qualcuno sfrutti la necessità del pubblico di vedere cose familiari per riproporre prodotti in maniera intelligente e piacevole.

Se poi mi chiedete se sia meglio E.T. o Stranger Things, vi risponderò ovviamente E.T. E tra uno Star Trek originale e gli ultimi prodotti della serie, sceglierò sempre gli originali, ma principalmente perché c’è Shatner (l’unico e inarrivabile Kirk). Ma la verità è che un sedicenne oggi non sopporterebbe gli effetti datati dei film anni ottanta, ne tanto meno le ridicole approssimazioni dei primi Star Trek, per cui è bene che veda questi remake, visto che veicolano un paio di semplici, ma importantissimi, messaggi positivi che oggi come oggi non è proprio facile trovare nei prodotti “contemporanei”.

Buone vacanze amici, ci sentiamo presto.

 

Pietro Tamaro.